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Castello d'AlbertisIl castello d’Albertis è una dimora storica di Genova, sede del Museo delle culture del mondo di Genova e Museo delle musiche dei popoli. È una delle case-museo più apprezzate del capoluogo ligure e fu in passato dimora del capitano di mare Enrico Alberto d’Albertis.

Castello d'Albertis

Dall’alto della collina di Monte Galletto, una delle alture del quartiere di Castelletto, al pari dell’omologo castello Mackenzie domina Genova affacciandosi con una vista a tutto campo sul mar Ligure.

Castello d'Albertis

Il toponimo Monte Galletto è da intendersi come monte delle ginestre, essendo la zona brulla e priva di alberi per il passaggio delle mura della città. Esso chiude a monte il sestiere di Prè, e faceva parte della parrocchia di San Tommaso. Quando venne costruito il castello, era stata qui da poco aperta la Circonvallazione a monte, una lunga concatenazione di viali che cingendo dall’alto la città erano stati destinati alle abitazioni della agiata borghesia cittadina.

Castello d'Albertis

Ideato dallo stesso D’Albertis – che ne fece sua dimora – con un gusto del collage architettonico in grado di mescolare castelli valdostani e palazzi fiorentini, il castello si richiama prevalentemente allo stile medioevale non disgiunto dal revival in auge nell’Ottocento e riguardante l’architettura neogotica e appunto neomedioevale.

Castello d'Albertis

Fu edificato dagli ingegneri Graziani e Francesco Parodi, con gli scultori Allegro e Marc’Aurelio Crotta (per la parte decorativa) e con la supervisione dell’architetto Alfredo d’Andrade sui resti delle antiche fortificazioni trecentesche e poi rinforzate nel XVI secolo (la torre a pianta quadrata era stata sostituita dal bastione cinquecentesco).Castello d'Albertis

Le opere di edificazione avvennero tra il 1886 e il 1892 e l’inaugurazione fu fatta coincidere con le celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Si tratta di un castello in stile “archeologico”, in quanto riprende e sintetizza vari particolari di edifici medioevali di Genova (torre degli Embriaci, polifore di palazzo San Giorgio e altri).

Castello d'Albertis

Alla sua morte (1932) d’Albertis donò il castello e le sue collezioni alla città di Genova, che poté così beneficiare non solo della dimora dal capitano stesso fantasiosamente arricchita di rimandi esotici, neogotici ed ispano-moreschi, e ricca di reperti frutto di numerosi viaggi, ma anche di un pezzo di storia cittadina: un bastione della cinta muraria cinquecentesca contenente i resti dei basamenti di una torre della precedente cinta medievale, su cui è andata a poggiarsi la costruzione del castello stesso.

Castello d'Albertis

Dopo essere rimasto quasi in abbandono (durante negli anni settanta il suo parco veniva utilizzato nella stagione estiva, sull’onda delle serate romane a Massenzio, come café chantant), il castello è stato oggetto di un accurato intervento di restauro edilizio per l’adeguamento della struttura alle esigenze di una fruizione pubblica moderna.

Castello d'Albertis

In corrispondenza dell’apice geometrico del bastione è stata sostituita la copertura del tetto con una struttura in vetro ed è stato svuotato il bastione cinquecentesco dal riempimento di terra, liberando le strutture murarie al suo interno e recuperando in questo modo non solo un nuovo spazio espositivo, ma anche le diverse componenti architettoniche dell’intero complesso.

Castello d'Albertis

Questo ha permesso inoltre di afferrare in un solo colpo d’occhio i resti trecenteschi, la sobria spazialità dell’architettura rinascimentale e, in alto, bene stagliate contro il cielo, le merlature e la torre di invenzione ottocentesca.

Castello d'Albertis

Alcune leggende girano tra le mura del castello d’Albertis. Pare ci sia una porta che, anche se lasciata sempre chiusa a chiave dai gestori del castello, di tanto in tanto, sempre di notte, sbatte violentemente e si apre, costringendo i custodi a tornare a chiuderla a chiave.

Castello d'Albertis

Un’altra leggenda dice che il capitano d’Albertis aveva fatto costruire un tunnel sotterraneo che conduceva dalle sue stanze direttamente al porto, alla sua nave, nel caso avesse dovuto fuggire improvvisamente. Tale tunnel sarebbe poi stato usato dalla resistenza durante la seconda guerra mondiale.

Castello d'Albertis

 

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