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castello Roppolo

IL Castello di Roppolo è un antico maniero risalente alla fine del IX secolo, il castello di Roppolo si trova in una felice posizione collinare, a guardia della strada che dalle pianure vercellesi conduce verso i valichi alpini della Valle d’Aosta.

Roptul fu nome attestato per la prima volta nel 936 su una delega dell’imperatore germanico Ottone I di Sassonia sul vercellese, e consegnato ai nobili del territorio, tali conti Aymone di Cavaglià, durante le investiture avancariche sulla marca d’Ivrea.

castello Roppolo

Qualche decennio più tardi, fu anche citato come tappa dell’itinerario di pellegrinaggio della Via Francigena. Sappiamo che dal X secolo l’intera zona fu ampiamente cristianizzata, grazie a documenti lasciati da Fra Lebole (storico viveronese del XIX secolo). Furono qui erette delle pieve, come la pieve di san Pietro, oggi sotto il territorio della vicina Cavaglià, oppure la pieve di San Secondo (XIII secolo), oggi sotto il territorio della vicina Salussola.

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Costituiti i feudi sul finire del X secolo, gli Aymone cedettero l’antica fortificazione collinare e il borgo roppolese alle contee longobarde del comitato di Lomello, sempre del ramo nobile anscarico sotto protezione di Ottone III di Sassonia. Nel 1225, questi li ricedettero a loro volta ai conti Bichieri di Vercelli, i quali si preoccuparono di riedificare l’ormai fatiscente fortificazione collinare in un castello medievale, cioè nella sua attuale forma. I Bichieri del XIII secolo diedero splendore al paese. Per essi, fu anche costruita una casa monacale, la Santa Margherita, che servì anche da lazzaretto durante la peste. Lì, sorgerà l’attuale villa dei Rampone (XIV secolo) che si affaccia sulla piazza omonima, e dove ancor oggi si può ancora vedere la chiesetta dedicata alla beata monaca domenicana Emilia Bichieri da Vercelli (1238-1314).

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Borgo e castello passarono poi in mano ai longobardi Visconti nel 1315, che iniziarono a usarlo come alloggiamento signorile. Come per la vicina Viverone e altri borghi vercellesi, il territorio roppolese fu barbaramente conquistato dal mercenario Facino Cane, al soldo del Marchesato del Monferrato. Ripresi però i territori dai Savoia nel 1427, Roppolo passò sotto la signoria dei piemontesi Valperga nel 1441.

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Ritornerà di proprietà sabauda attraverso il conte Giano del Genevese (figlio di Amedeo IX) a causa di una storia singolare legata al castello, e cioè quella del murato vivo.

Nel XVI secolo poi, i Savoia fecero costruire la chiesetta adiacente al castello e dedicata a San Michele, eretta su precedenti resti della più antica chiesa romanica del XII secolo, e nella quale è ancora presente un’icona lignea di Gaspare Serra (1738).

castello Roppolo

Dello stesso periodo è da citare anche la non lontana chiesetta campestre di san Vitale, in frazione omonima, adiacente i boschi del vicino Lago di Bertignano, presso Viverone; i soldati vercellesi usavano votarsi al santo con una lunga processione, che partiva addirittura da San Germano Vercellese (VC).

Nel 1632 il castello divenne presidio di Tomaso di Savoia contro le invasioni francesi. Ma, quando questi ultimi si allearono coi gli stessi sabaudi nel 1640, Roppolo fu ceduta ai marchesi Guido Villa di Cigliano e Giandomenico Doria di Ciriè. Tuttavia, nel 1730, alcuni discendenti dei Valperga riemersi dalla storia, pretesero – e ottennero – nuovamente la proprietà di borgo e castello.

castello Roppolo
Per problemi economici però, nel 1837 questi rivendettero il castello a Ignazio Anselmi, un ricco possidente livornese che si preoccupò della restaurazione del castello come sua residenza di vacanza. Questi, a sua volta, durante il periodo del Risorgimento, cedette tutto al senatore generale Gustavo Mazè de la Roche.
La facciata verso sud, completamente modificata nel XIX° secolo, offre un’immagine di grande residenza di campagna.

Negli ultimi decenni il castello di Roppolo è stato rivitalizzato da alcune iniziative, 010101promosse nell’ambito dei restauri del 1980-81, che lo rendono oggi sede di attività culturali ed eno-gastronomiche legate al territorio circostante, ed alla regione piemontese.

La leggenda del murato vivo.

Ludovico Valperga, dispotico e crudele venne coinvolto nel 1459, nella scomparsa di Bernardo Valperga di Mazzè, passato poi alla storia come il “murato vivo”.

Per tal motivo, Ludovico fu condannato, insieme a tutta la famiglia Valperga di Caluso-Masino, a restituire tutto il territorio roppolese. Tuttavia, i Valperga ignorarono la confisca, e la causa durò dei decenni. Si dovette attendere il 1630, quando i Valperga si estinsero, per riprendere pienamente il possesso del castello e del borgo.

Durante alcuni lavori di restauro nel 1800 venne alla luce, nascosta nelle murature, un’armatura completa contenente resti umani: erano quelli di Bernardo di Mazzè.

Tra mito e verità, il fantasma del “murato vivo”è diventato una leggenda, si racconta che qualcuno lo veda nella notte di luna piena attorno alla torre.

Il fantasma emette lamenti udibili dal Collo di San Giacomo fino alle case attorno al castello.

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