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Fortezza di Alamut

La fortezza di Alamūt era una fortezza di montagna nelle aride colline a sud del Mar Caspio, nella Provincia di Qazvin, vicino alla cittadina di Mo’allem Kalayeh, circa 100 km dall’odierna Teheran in Iran. Oggi di essa rimangono solo rovine.

La fortezza fu costruita nell’ 840 secondo Hamdollah Mostowfi a un’altezza di 2.100 metri. Fu costruita lungo una via che aveva solo una possibile entrata, così rendendo la conquista della fortezza estremamente difficile. Il forte ha un inusuale sistema di approvvigionamento d’acqua.

Fortezza di Alamut

Quando il fondatore della setta, Hassan, lo scelse, il castello era li da secoli, costruito da un re daylamita al quale, secondo la tradizione, una delle aquile addestrate aveva mostrato le potenzialità strategiche del luogo, posandosi spontaneamente sulla rupe.

Per questo il sovrano l’aveva soprannominato Aluh Amut, tradotto variamente “l’Aquila che insegna” o “il Nido dell’aquila”.

Fortezza di Alamut

Nel 1090 la fortezza fu invasa e occupata dalla potenza degli Hashshashin (Fumatore d’Ashish, termine dispregiativo dell’epoca volgarmente storpiato dagli occidentali in Assassini, una minoranza Sciita dell’epoca nota con il nome di Ismailiti Nizari) in seguito si favoleggiò dei suoi giardini e delle sue biblioteche. Le rovine di 23 altre fortezze rimangono ancor oggi visibili nelle vicinanze.

Fortezza di Alamut

 

La fortezza di Alamūt fu distrutta il 15 dicembre 1256 da Hulagu Khan come parte dell’offensiva mongola contro il sud-ovest asiatico islamico al fine di distruggere la temuta setta sciita.

La fortezza di per sé stessa era inespugnabile, ma Rukn al-Din Khor-shah si arrese senza un reale combattimento, nella vana speranza che Hulagu sarebbe stato misericordioso. Furono sterminati in massa.

Fortezza di Alamut

Pochi castelli possono vantare una nomea tetra e inquietante quanto la rocca di Alamūt, sede principale degli Assassini in Persia. Dopo secoli di oblio, il primo occidentale che tentò di raggiungerla fu, nel 1833, un ufficiale inglese, il colonnello Monteith, che esporò la zona senza riuscire a trovare il caposaldo.

Più successo ebbe, pochi anni dopo, il tenente colonnello Sheil, che fu in grado di rintracciare le rovine, tuttavia il sito divenne oggetto di esplorazione e studio solo a metà del XX secolo.

Nel 2004, un terremoto ha danneggiato ulteriormente le già precarie mura del forte.

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