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Il Castello Aragonese è sito ad Ortona in provincia di Chieti, edificato nel XV secolo, sorge sul promontorio denominato  “La Pizzuta”, che cade a strapiombo sul mare,  da cui domina l’articolata e suggestiva costa adriatica.  Nel corso dei secoli, fu sottoposto a varie modifiche e ristrutturazioni. Originariamente il maniero aveva una pianta trapezoidale, non esattamente regolare, con  torrioni cilindrici, altamente scarpati, agli angoli, secondo lo schema aragonese diffuso in tutto il mezzogiorno.

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L’unico ingresso al castello, ad arco a tutto sesto e del tutto privo di elementi decorativi, è posto a circa metà altezza della torre sud-ovest. Il lato occidentale è alquanto bombato, mentre il lato orientale è affacciato sul porto.  La muraglia è costituita da pietre squadrate irregolarmente, ciottoli e mattoni.

Il castello di Ortona rappresenta uno dei migliori esempi di traduzione di un elevato medievale in uno di tipo rinascimentale. Le sue origini risalgono infatti, secondo alcuni studiosi, all’epoca angioina, come è dimostrato Il Castello Aragonese, edificato nel XV secolo, sorge sul promontorio denominato  “La Pizzuta”, che cade a strapiombo sul mare,  da cui domina l’articolata e suggestiva costa adriatica.

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Nel corso dei secoli, fu sottoposto a varie modifiche e ristrutturazioni. Originariamente il maniero aveva una pianta trapezoidale, non esattamente regolare, con  torrioni cilindrici, altamente scarpati, agli angoli, secondo lo schema aragonese diffuso in tutto il mezzogiorno.

L’unico ingresso al castello, ad arco a tutto sesto e del tutto privo di elementi decorativi, è posto a circa metà altezza della torre sud-ovest. Il lato occidentale è alquanto bombato, mentre il lato orientale è affacciato sul porto.  La muraglia è costituita da pietre squadrate irregolarmente, ciottoli e mattoni. dall’impianto costituito da quattro torrioni cilindrici collocati lungo un perimetro trapezoidale e dalle mura più massicce alla base, per ragioni di solidità.

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L’antica città di origine frentana, affacciata sul mare, è ricordata da Strabone con il nome di Orton. Fu conquistata dai romani (I sec.) e, insieme alle altre città ribelli al dominio imperiale, trasformata in municipium, acquisendo il nome di Ortona Augusta; successivamente nel XII secolo passò sotto il dominio normanno, poi svevo con Arrigo VI e Federico II, fino a divenire feudo di Giacomo Caldora nel XV secolo. Costui, governatore filo-angioino, nel 1442 racchiuse la città fra solide mura che gli consentirono di resistere lungamente all’assedio, avvenuto nel 1452, delle truppe aragonesi intente alla conquista dell’intero Regno di Napoli.

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Quando tuttavia il nuovo re di Napoli, Alfonso I d’Aragona detto il Magnanimo, ascese al trono, diede disposizioni affinché venisse riedificato il castello di Ortona a strapiombo sul mare, custode del porto cittadino, vero fulcro della città, gravemente danneggiato e saccheggiato da parte dei veneziani durante un assedio nel 1447.

Secondo le fonti secentesche e settecentesche l’edificazione del castello aragonese è datata tra il 1450 e il 1470; essa andò a ricostruire e talvolta ad aggiungersi a preesistenze medievali e anche rinascimentali, considerando che probabilmente anche il Caldora aveva fortificato il massiccio posto a protezione sul mare, in vista di un’offensiva.

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Il castello, pur essendo un avamposto fortificato, sorge all’interno della cinta muraria e dalla città vera e propria lo separa un fossato. La planimetria dell’edificio è comunque di tipo rinascimentale e si ricollega ai prototipi quadrangolari tipici del pieno XV secolo.
Oggi il castello è costituito dai quattro imponenti torrioni, cilindrici nella parte superiore, mente  nella parte inferiore, separata da un toro, sono fortemente a scarpa, ossia rafforzati. L’altezza delle torri supera appena quella delle cortine murarie che le collegano, a dimostrazione delle differenti tecniche di combattimento del periodo della ricostruzione rispetto all’epoca medievale in cui, temendo i danni delle catapulte, le torri degli insediamenti fortificati solitamente svettavano rispetto alle mura perimetrali. Due torri più piccole quadrangolari, collocate in una struttura rettangolare, poste all’interno del corpo di fabbrica e stilisticamente molto diverse dai lavori della metà del Quattrocento, potrebbero risalire addirittura all’epoca angioina.

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La base è pressoché trapezoidale ed è caratterizzato da quattro torri angolari di forma cilindrica e da cortine su una scarpata. Il lato ad ovest era occupato da una costruzione residenziale. Durante la seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiato, la successiva frana del 1946 distrusse una gran parte del castello rimanente tanto che, fino ai recenti restauri, ne erano rimaste parte delle cortine murarie ed i resti di due torri e la porzione sud del fossato. Alcuni ipotizzano che la costruzione sia molto più antica di quella ritenuta sinora visto alcuni stili della fortezza in stile angioino. Secondo le stesse ipotesi Giacomo Caldora avrebbe potuto potenziare il castello che sarebbe potuto essere preesistente. Nel XV secolo vi sono stati alcuni adattamenti e ricostruzioni parziali di un impianto preesistente.

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Nel 1582 il governo cittadino passò nelle mani di Margherita d’Austria, duchessa di Parma che aveva acquistato Ortona per 54.000 ducati con l’intento di modernizzarne l’organizzazione e migliorarne le rendite. L’interesse in questo periodo fu più spostato verso l’edificazione della zona abitata che non nella ulteriore sistemazione della roccaforte. Alla morte di Margherita avvenuta solo pochi anni dopo, corrisponde l’inizio della decadenza della zona, governata senza lungimiranza da amministratori locali. Pian piano anche l’attività portuale diminuì. Con l’andare del tempo il porto cittadino venne spostato più a sud e il castello perse la sua importanza e il suo ruolo nei confronti del centro cittadino, tanto che nel Seicento un solo custode per conto del duca di Parma ne curava le mansioni e nel Settecento, ormai presenza vuota di significato, fu attraversato con facilità dalle truppe napoleoniche che occuparono la città (1799).

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Durante l’ultimo conflitto mondiale, il maniero ha subito pesanti bombardamenti e, nel 1946, a causa di una frana, ha perso buona parte delle mura di nord-ovest.

Delle quattro torri originarie, oggi ne restano solo tre. Attualmente il castello è stato ampiamente restaurato e si presenta in tutta la sua magnificenza, una storica roccaforte affacciata sul mare.

Nell’estate 2009, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro, che hanno riguardato il completo rifacimento delle mura e la ristrutturazione del giardino e dei suoi percorsi, è stato riaperto al pubblico. Nei mesi estivi è visitabile tutti i giorni,tranne la domenica.

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