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Il castello svevo di Termoli caratterizza con il suo profilo l’immagine del Borgo vecchio della città. La sua costruzione viene fatta risalire approssimativamente al XIII secolo, periodo in cui Federico II di Svevia progettò un sistema di fortificazione delle frontiere sud-orientali italiane fino alla Sicilia.

Il Castello è comunemente definito Svevo, probabilmente a causa della ristrutturazione, databile al 1247, che Federico II vi fece apportare, come testimoniava una lapide ritrovata all’interno di una delle torrette angolari. Tale intervento sarebbe stato attuato nel 1240, successivamente alla distruzione delle difese esistenti per opera della flotta veneziana, alleata di Papa Gregorio IX. L’imperatore Svevo volle che le mura e il Castello fossero ristrutturati, e previde nuove installazioni militari.

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Nel corso dei secoli il castello ha subito varie modifiche soprattutto per l’adozione delle armi da fuoco. Durante i recenti restauri sono stati ritrovati dei graffiti databili al secolo XVI, ed alcuni disegni al carbone lasciati sulle pareti della cisterna inferiore nel periodo in cui questa era adibita a carcere borbonico.

Nei primi decenni del 1900 furono realizzati lavori di consolidamento sia alle mura che ai bastioni. Presso l’Archivio di Stato di Campobasso sono conservati alcuni fascicoli che documentano tali interventi: il muraglione di pietrame, pericolante a causa dell’azione delle mareggiate, fu consolidato una prima volta nel 1928 e successivamente negli anni 1933 e 1937-40. In tale occasione fu previsto anche il prolungamento della scogliera, per una migliore difesa dalla corrosione delle mareggiate.

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In seguito ai danni subiti durante la seconda guerra mondiale vennero effettuati ulteriori lavori di manutenzione. Dal 1885 il Castello di Termoli è stato annoverato tra i monumenti nazionali e designato quale museo storico regionale.

È quasi certo che l’attuale struttura del castello venne edificata su un antico nucleo centrale di origini normanne costituito da un edificio a pianta quadrata completamente realizzato in mattoni e coperto da una volta a botte. Un’antica testimonianza dell’originaria costruzione muraria si ha in una lettera datata 1239 in cui Federico II consente ai termolesi di tenere un mercato settimanale tra le mura del vecchio castrum. Alla fine del periodo 1241-1246 quello di Termoli viene citato tra i castelli del Giustizierato di Monte Sant’Angelo.

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In quell’epoca molto probabilmente l’edificio originario era stato trasformato in una pianta regolare tipica del periodo svevo. Il Castello è formato da una torre che poggia su una base a tronco di piramide quadrata. Sui quattro angoli della base si innestano altrettante torri cilindriche aggettanti. La struttura si sviluppa soprattutto in altezza sul lato nord a ridosso del mare. Questo lascia comprendere, insieme ad altri elementi architettonici, che il castello aveva una funzione di postazione d’avvistamento ma soprattutto difensiva. Il portale era custodito da un ponte levatoio e da un fossato che si estendeva sul lato nord-est. La parte inferiore del castello, che si sviluppa su un livello leggermente superiore rispetto al piano stradale attuale, aveva una funzione di magazzino e deposito. È costituita da quattro grandi ambienti a pianta rettangolare e copertura a botte che si sviluppano intorno alla struttura di periodo normanno. Attualmente una scala di epoca moderna collega gli ambienti del piano terra con quelli del primo piano, in antichità questa funzione era svolta da strutture in legno.

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La parte superiore del castello era adibita a deposito e abitazione, ma soprattutto aveva un ruolo difensivo. Gli ambienti posti al primo piano sono, infatti, denominati “Corridoio degli arcieri”, hanno tutti una pianta rettangolare, sono coperti da volte a botte e sono caratterizzati da numerose feritoie che permettevano agli arcieri e ai balestrieri di colpire i nemici dall’alto. Su questo piano si sviluppano le torrette circolari e qui, in origine, si apriva l’unico accesso al castello posto sul lato nord-est, dove sono visibili le mensole che servivano a far scorrere le funi e gli argani del ponte levatoio.

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La terrazza del corpo superiore del Castello presenta ancora oggi resti di mensole in pietra destinate, un tempo, a sostenere apparati e impalcature mobili per il tiro piombante. Il castello, considerato in epoca sveva l’ultimo avamposto della Puglia, subì diverse modifiche strutturali nel corso dei secoli. Con l’avvento delle armi da fuoco le feritoie vennero parzialmente trasformate in archibugiere. Durante recenti lavori è stata rinvenuta, nella parte inferiore della torre belvedere, una cannoniera posta a livello della scogliera che doveva assicurare la copertura del muraglione occidentale. Quando il castello perse la sua funzione difensiva le stesse feritoie subirono un’ulteriore trasformazione e divennero finestre.

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Di particolare interesse sono alcune iscrizioni a carboncino risalenti al XVIII secolo ritrovate nelle sale inferiori del castello che in quell’epoca furono utilizzate come carcere. Si tratta di nomi, date e in alcuni casi dei motivi della carcerazione. Sulla parete sud-est si legge “alla trasuta… ammazzai”. Nel 1902 il castello Svevo divenne monumento nazionale e nel 1909 la Marina militare posizionò sulla parte più alta dell’edificio una stazione meteorologica. Oggi le sale del castello vengono utilizzate per mostre e rassegne musicali e le antiche mura fanno spesso da sfondo ai matrimoni civili.

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