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Il castello di Torrechiara sorge sulle colline di Torrechiara, vicino a Langhirano, a circa 18 km da Parma. La sua posizione elevata gli permette di dominare perfettamente la vallata dove scorre il torrente Parma, punto di incontro tra la città e la montagna poco distante.

Fin dall’inizio doveva servire non solo come struttura difensiva ma anche come dimora isolata del conte Pier Maria II de’ Rossi e della sua amante, Bianca Pellegrini di Arluno.

Il castello fu fatto costruire da Pier Maria II de’ Rossi fra il 1448 e il 1460, sulle rovine di una precedente casa-forte del 1259, di cui rimane una sezione del portico nel lato ovest del cortile interno.

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I Rossi erano fortemente legati alla corte milanese dei Visconti. Per questo motivo, Pier Maria venne mandato a Milano per ricevere una formazione culturale e militare: oltre agli studi letterari, si interessò alla musica, alla matematica, all’astrologia e imparò il francese, lo spagnolo, il latino, il greco, l’arabo e l’ebraico. Si dedicò con grande successo al mestiere delle armi, a tal punto che, diventato capitano di ventura dei Visconti, riuscì a conquistare innumerevoli territori.

A soli 15 anni fu obbligato a sposare Antonia Torelli, figlia dei Signori di Montechiarugolo, per legare le due famiglie confinanti e istituire così un accordo di non belligeranza. Tuttavia a Milano si innamorò perdutamente di Bianca Pellegrini, una dama di corte della duchessa Visconti.

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Dopo diversi anni di matrimonio e dopo aver avuto dieci figli da Antonia Torelli, quest’ultima si ritirò nel convento di San Paolo a Parma, lasciando la possibilità a Pier Maria di avvicinare Bianca a San Secondo, precisamente a Roccabianca, dove lo stesso cavaliere le fece costruire un castello. Inoltre nel 1448 edificò per l’amata anche il castello di Torrechiara.

Alla morte di Pier Maria II de’ Rossi il castello ebbe diversi proprietari: Pietro di Rohan, Pallavicino, Sforza di Santa Fiora, Sforza Cesarini, Torlonia, Cacciaguerra.

Dal 1911 il castello di Torrechiara è un monumento nazionale tutelato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è aperto al pubblico.

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Il castello ha riportato danni in seguito al sisma del 23 dicembre 2008. Dopo una parziale chiusura al pubblico è stato completamente riaperto il 27 febbraio 2010.

È considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia poiché unisce elementi del medioevo a quelli del Rinascimento italiano.

È inserito nel circuito dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

Il castello era originariamente difeso da tre cerchia di mura: la prima circondava la collina su cui sorge, la seconda proteggeva il borgo e la terza riparava il castello vero e proprio. Per superare ogni cerchio di mura era necessario passare attraverso un ponte levatoio, di cui è possibile intuire la presenza dalle scanalature sul muro sotto cui si passa per accedere al castello.

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Vi erano in origine anche due fossati, uno a protezione del borgo, l’altro del castello, l’unico visibile ancora oggi. Il fossato è sempre stato asciutto per specifica richiesta di Pier Maria II de’ Rossi affinché chiunque avesse tentato la scalata al castello potesse costituire un facile bersaglio delle guardie e non si potesse nascondere nell’acqua.

Le mura erano inoltre costruite su alte scarpate in modo da rendere difficile la scalata ai nemici e resistere meglio ai proiettili delle prime armi da fuoco in dotazione ai soldati.01

Altro sistema di sicurezza perfettamente conservatosi è dato dalle torri quadrate collegate fra di loro da una doppia cinta di mura un tempo merlate e poi coperte dal tetto, che circoscrivono il cortile interno o Corte d’Onore.

La torre di San Nicomede si trova sopra l’omonima cappella dove pare vi siano le tombe vuote di Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini. Da qui si può osservare tutta la valle del Parma verso Langhirano. A Ovest guarda invece la torre del Giglio, ed è così chiamata perché vi si trova lo stemma di Bianca Pellegrini.

La torre che guarda ad est è invece detta torre della Camera d’Oro perché lì è situata la stanza omonima.

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A Nord si trova la torre più alta, il mastio, detta torre del Leone, dallo stemma nobiliare della famiglia dei Rossi.

Da queste torri, grazie a feritoie e caditoie, potevano essere lanciati detriti e acqua bollente. Inoltre, sembra che le altezze delle torri e delle cortine murarie nascondano relazioni proporzionali, rapportabili alle armonie musicali, ispirate alla geometria pitagorica e ai concetti filosofici che influenzarono l’arte del Rinascimento.

Lasciato l’esterno rivestito di mattoni, tipico dell’architettura castellare dell’Italia centrale, si raggiunge l’interno dove le sale sono affrescate a grottesche, stile divenuto poi in uso comune tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo.

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Dopo il 1575 gli Sforza di Santa Fiora trasformarono la geometria del maniero: fecero costruire le due ampie logge panoramiche affacciate sul torrente Parma, abbassarono le mura difensive, allargarono porte e finestre, trasformarono gli spalti in frutteti e giardini pensili, accentuando la funzione residenziale del castello.

È in questo periodo che Sforza Sforza di Santa Fiora fece realizzare i primi affreschi del Cinquecento. A completarli sarà l’erede Francesco (1562-1624) che incaricò Cesare Baglione di ricoprire tutte le stanze di affreschi a grottesche.

La leggenda vuole che nel castello di Torrechiara, durante le notti di plenilunio, in cui la nebbia avvolge il castello, appaia il fantasma di una bellissima duchessa, murata viva dal marito, che vaga nella torre del maniero offrendo baci appassionati agli uomini che la incontrano.La bellissima duchessa non smetterà di andare al castello finché non ritroverà suo marito.

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