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L’origine del castello di Pralormo risale al XIII secolo, quando era una fortezza a pianta quadrata per la difesa del territorio. Dal Medioevo sino all’inizio del XIX secolo l’edificio era circondato da un fossato e vi si accedeva attraverso un ponte levatoio.
La storia del maniero si intreccia naturalmente con quella delle famiglie che lo possedettero nel corso dei secoli.
I fondatori furono i Signori di Anterisio, poi la residenza passò nell’orbita dei Biandrate e successivamente dei Roero. Nel 1680 giunse da Barcellonette Giacomo Beraudo, capostipite della famiglia attualmente proprietaria, quella dei Conti Beraudo di Pralormo. I suoi eredi amarono molto questa residenza e vi operarono grandi trasformazioni: fecero costruire nel 1730 la bella cappella dall’architetto Galletti, poi una sopraelevazione della stessa con saloni e camere decorate con affreschi. Eliminato il ponte levatoio, venne costruito il portico d’ingresso, un grandioso scalone e coperto il cortile centrale, trasformato in un salone d’onore, alto tre piani. Il Conte Carlo chiamò anche il famoso architetto paesaggista Xaver Kurten che creò il magnifico parco all’inglese.


Molto ricchi gli interni che ricreano ancora oggi l’atmosfera della vita nel castello, in particolare quella dell’epoca cui si riferisce l’attuale sistemazione, cioè quella che va dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento. La cantina, dedicata alle attrezzature per la vendemmia e la vinificazione; la vicina grande sala ad archi e mattoni dove sono radunati gli arredi essenziali per le persone che abitavano il maniero, con i primi sistemi per riscaldarsi, per lavare, per illuminare gli ambienti nelle ore notturne. Quindi l’Office con i grandi armadi e i cassettoni dove si conservano i servizi di porcellana e ceramica, la stanza dei domestici con le loro livree, la grande cucina, ricca di ogni tipo di attrezzatura e con l’angolo dello chef pasticcere, le dispense, il pozzo, la sala da bagno, il grande salone d’onore DSC_0042illuminato da un magnifico lucernario in vetro. A seguire la camera da pranzo, apparecchiata per dodici ospiti per rievocare un famoso pranzo che diede il trisnonno degli attuali proprietari allestito con porcellane di Meissen e con esposto anche il menu di diciotto portate, la camera di Carlo Beraudo di Pralormo (1784-1855) che fu Ambasciatore a Vienna e a Parigi, Ministro delle Finanze e che ricevette dal Sovrano il Collare dell’Annunziata, massima onorificenza di allora. Infine il salotto azzurro, dove si radunavano le dame con i figlioletti per esercitare le arti femminili del ricamo, della musica, della conversazione.
Al termine della visita si può ammirare la Serra, arrivata da Parigi a fine Ottocento, e la zona denominata “giardino”.


Nel mese di aprile, ormai da dodici anni, si visita anche il grande parco per ammirare la fioritura di più di 50.000 bulbi di tulipani e di narcisi che fanno parte dell’evento Messer Tulipano.

Manifestazioni principali, eventi ed appuntamenti al castello di Pralormo
OGNI ANNO PER TUTTO IL MESE DI APRILE: MESSER TULIPANO
Dal 2000 ogni anno ad aprile la straordinaria fioritura di oltre 75.000 tulipani e narcisi olandesi annuncia la primavera: MESSER TULIPANO dunque trasforma il parco all’inglese in un vero giardino incantato, che accoglie nelle pertinenze mostre e esposizioni a tema. La manifestazione coinvolge tutto il parco: nei grandi prati sono create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto del parco voluto dall’architetto di corte Xavier Kurten, le aiuole dunque “serpeggiano” tra gli alberi secolari piuttosto che presentarsi geometriche e regolari.

Così, nella cucina del castello si potranno ammirare cucine in miniatura, piccole pentole in rame e attrezzi identici a quelli dei cuochi di casa ma anche la miniatura in legno di uno dei primissimi frigoriferi; la stireria accoglierà il piccolo ferro da stiro, l’armadio delle bambole, i loro corredi, la macchina da cucire e i cestini da lavoro delle bambine di casa cui veniva insegnata fin da piccolissime l’arte del cucito. Nell’office, dove la padrona di casa sceglieva le porcellane per i pranzi, un’incredibile collezione di minuscoli bicchieri di cristallo, piattini di porcellana e posate dal manico d’avorio; sulle consolle della sala da pranzo faranno bella mostra di sé i servizi da tavola per le bambole più raffinate e un negozio di porcellane in miniatura. 

Nello studio, una piccola scrivania da diplomatico affiancherà lo scrittoio del Ministro, ingombro di carte e documenti mentre nel grande salone si scopriranno le miniature di una locanda, una drogheria, un negozio di fiori, un’aula scolastica ma anche alcuni trenini.


Nella torre, la nursery della bambola Elena, così chiamata in onore di colei che la donò alla madre dell’attuale proprietario: la Regina Elena infatti regalò nel 1911 alla figlia della marchesa Incisa della Rocchetta, sua dama di corte, questa bambola di porcellana, con un corredo degno di una principessa. Accanto alla culla di Elena, ecco apparire altre bambole, sicuramente altrettanto amate dalle loro proprietarie, e una casa di bambole.
Al padre dell’attuale proprietario fu donata invece la palestra in miniatura, di manifattura viennese, e il cavallino di legno, simboli di una folgorante futura carriera sportiva culminata nelle Olimpiadi del 1924 .
Nell’antica serra francese, un’esposizione di giochi basati sulla destrezza, sull’agilità, sulla velocità e sulla coordinazione, che contribuivano a sviluppare alcune abilità utili quando il bambino fosse diventato grande: cerchi, trampoli e tricicli, bocce e croquet, racchette da volano e trottole come appaiono nei quadri settecenteschi di Chardin e Wright of Derby.
In un grande salone, giochi dell’oca, il primo Monopoli, il domino e tanti altri giochi da tavolo, ma anche il kit del piccolo prestigiatore, l’ingegnoso perfect tennis trainer di manifattura inglese, con la scatola che riporta la frase utilizzato dal Principe di Galles.


L’esposizione continua con incredibili e dettagliatissime costruzioni, sia in legno che in veri e propri mattoni, il mitico Meccano che sfornò centinaia di futuri ingegneri, un tram di legno e una macchinina a pedali, ma anche un’interessante selezione di libri per l’infanzia, anche in francese, tedesco e inglese, perché molte volte a scegliere i libri per i piccoli erano le bambinaie, francesi, austriache e inglesi. Più recente, risalente al secondo dopoguerra ma immancabile, un calcio-balilla, chiude idealmente la mostra, facendo nascere in ognuno ricordi di scatenate partite nelle sere d’estate.
Sul finire del ‘800 il parco fu sovente lo sfondo alle avventure di piccoli beduini, allegre contadinelle e vezzose damine. Ne abbiamo testimonianza attraverso le fotografie scattate dal nonno dell’attuale proprietario, appassionato di fotografia su lastra. Oggi i bambini potranno farsi fotografare dai genitori, con le loro macchine digitali, nella tradizionale cornice vestivamo alla marinara. pralormo

Il castello di Pralormo propone dunque una giornata divertente, che inviterà i visitatori a riscoprire il bambino che è in loro e ricordare il sorriso che ognuno ha rivolto ad un nuovo giocattolo, ma anche uno sguardo e una riflessione sui significati istruttivi, ricreativi, culturali, pedagogici, antropologici e storici del “gioco”. Se già Platone lo riteneva utilissimo per la formazione del bambino, e se moltissimi sono i giochi che accomunano bambini di ogni epoca e paese, fu infatti solo in età moderna che si riconobbero il valore educativo dell’attività ludica e la naturale spensieratezza dei bambini. All’idea romantica che “il bambino è il padre dell’uomo”, così ben espressa da William Wordsworth, lo sviluppo industriale ottocentesco abbinò la produzione in serie di giocattoli: laboratori e fabbriche sorsero soprattutto in Germania, in Francia e in Inghilterra, a Parigi si producevano per lo più automi e bambole dai corredi eleganti, a Vienna teatrini e giochi di società, a Berlino giocattoli di carta, a Londra giochi ottici e meccanici, in Val Gardena giocattoli in legno.

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